L’ex analista della Cia, in collegamento da Mosca, apre ufficialmente la fiera di Lisbona tornando a puntare il dito sui colossi della tecnologia e il governo Usa
L’Altice Arena, ai margini di Lisbona, è piena. Il Web Summit 2019 apre con un tutto esaurito: 70 mila presenze accreditate da 163 Paesi e lunghe file all’esterno per entrare. Festival nato per le startup nel 2010 e inaugurato sempre dalle startup anche quest’anno.
Alle 22 fra le più promettenti, pescate fra le duemila 150 che si alterneranno dal 4 al 7 novembre, sono stati dati alcuni minuti per presentare la propria idea sul palco più importante, poco prima dell’intervento di Edward Snowden.
L’ex agente della Cia e collaboratore della National Security Agency fino al 2013, quando rivelò al mondo i sistemi di sorveglianza di massa dell’Nsa, si collega dal suo esilio a Mosca inaugurando questa nona edizione del Web Summit.
Torna ancora una volta alle rivelazioni di sei anni fa e a quella decisione che lo ha costretto a lasciare il suo Paese. “Quando iniziai a lavorare per la Cia, giurai sulla costituzione americana. Ma dopo diversi anni mi sono trovato a violare quei principi per conto del governo”. La creazione di file permanenti sulla popolazione ha portato, secondo Snowden, a fare di istituzioni un tempo affidabili le meno credibili e le più pericolose.
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