Il Garante Soro: ‘Non siamo noi a bloccare le Entrate nell’attività di contrasto mediante l’uso dei dati. Diamo solo indicazioni per proteggere le informazioni‘.
“Una gigantesca mistificazione, unaballa colossale”. Non usa giri di parole Antonello Soro, Garante della privacy, perdefinire la notizia che circola da qualche mese secondo la quale è l’Autoritàche lui dirige a bloccare la lotta all’evasione. “Il Garante -aggiunge - è diventato il capro espiatorio. Autorevolissimi esponentidel mondo economico, ex ministri, dirigenti della Banca d’Italia, magistrati:tutti disinformati e tutti a raccontare questa storia che oggi l’agenzia delleEntrate non è in grado di svolgere la funzione di elaborazione dei dati, dianalisi dei profili di rischio perché il Garante o la privacy loimpediscono”. Uno scenario che ha preso corpo nella norma dellamanovra (l’articolo 86) che chiede al Fisco di scovare gli evasori facendo ricorsoall’elaborazione dei dati contenuti nei propri archivi, in particolare quellodei rapporti finanziari, e alle interconnessioni fra di loro. E allo stessotempo, sterilizza alcuni diritti della privacy.
Norma che evidentemente prende spunto da quella fake news. Ma è dal 2011 che l’agenzia delle Entrate può e deve fare l’analisi e l’incrocio di tutti i dati di cui ha disponibilità. Al riguardo il Garante ha fornito solo indicazioni per mettere in sicurezza le informazioni, per evitare data breach: questo è stato il nostro ruolo in questi anni. E anche il richiamo che la norma fa alla pseudonimizzazione dei dati - non risolutiva perché, per il grado di dettaglio di banche dati così grandi, reidentificare è molto facile - è un problema che non abbiamo mai posto. Tutti i dati che l’Agenzia delle Entrate possiede - spese scolastiche, mutui, assicurazioni, interventi edilizi, collaboratori domestici, locazioni, utenze, spese per i viaggi, mezzi di trasporto, conti correnti - possono essere già analizzati e incrociati. Non c’è mai stata alcuna obiezione da parte del Garante”.
E allora?
Allora bisognerebbe porsi due domande.Partiamo dal presupposto che in tutti questi anni l’Agenzia delle Entrate abbiafatto il lavoro di analisi ed elaborazione dei dati e di profilazione deisoggetti a rischio evasione. Il sistema ha funzionato? Nessuno se lo chiede.Nel caso non abbia funzionato, ci sono solo due possibili spiegazioni. Una ètecnologica: di fronte alla grande massa di dati di cui dispone, le risorseinformatiche delle Entrate sono inadeguate. In tal caso non resta che investireulteriormente. Se così fosse, è però paradossale chiedere - come fa il decretolegge fiscale all’esame del Parlamento - di continuare ad alimentare l’Anagrafecon i dati, anche quelli fiscalmente non rilevanti, delle fatture elettroniche.
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